La nostra ricerca sulla violenza contro le donne nei tg italiani


DESCRIZIONE DELLA RICERCA

La ricerca, tutt’ora in svolgimento, è  realizzata da Elisa Giomi (Università di Siena) e Fabrizio Tonello (Università di Padova);  si è avvalsa del materiale prodotto dall’Osservatorio di Pavia nonché della collaborazione di  studentesse e studenti delle due università (Luisa Cei, Veronica Costa, Marta Robbiani, Natalia Rosales, Angelarosa Pinto, Nora Stefanini, Giovanni Zito).

La rivista “Il Mulino”, n.6/2010 ha pubblicato i principali risultati, relativi al primo anno preso in esame, il 2006. Stiamo attualmente analizzando i dati relativi al 2007 e 2008. Sul sito della rivista è possibile commentare la ricerca

Oggetto: la ricerca si incentra sulle forme quantitative e qualitativa della copertura delle uccisioni di donne offerta dai principali TG italiani di prime time (3 Rai e 3 Mediaset).  Lo scopo era verificare l’esistenza di una divaricazione tra i delitti avvenuti e la copertura mediale degli stessi, misurare l’entità e la “direzione” di tale divaricazione e individuarne i fattori, indagando quindi i criteri di notiziabilità adottati dalle 6 testate.

Analisi quantitativa: nel 2006, primo anno preso in considerazione,  le donne assassinate sono state 188. Tutti i casi sono stati classificati in base a parametri diversi (nazionalità di vittima e autore,  età della vittima,  relazione fra i due) e messi a confronto con quelli riportati dai TG presi in esame (81).

I risultati sono molto interessanti, e confermano sia alcune linee di tendenza riscontrabili nel panorama del newsmaking internazionale che l’esistenza di fattori di distorsione “loc
ali”, riconducibili al clima culturale, sociale e soprattutto politico che ha caratterizza l’Italia di questi  ultimi anni, in cui la violenza contro le donne ha giocato un ruolo centrale nella costruzione di un discorso “securitario” e anti-immigrazione.

Analisi qualitativa: ha avuto per oggetto i 230 servizi prodotti a copertura dei 7 casi in assoluto più “notiziati”: impiegando la metodologia della discourse analysis, abbiamo esaminato i frames, cioè le “cornici”, impiegate nella costruzione giornalistica del fenomeno della violenza contro le donne, soffermandoci in particolare sulla rappresentazione dei principali attori sociali coinvolti (autore/i, sospettato/i, vittime, ma anche comunità locale, forze dell’ordine, attori politici, ecc.).

I risultati offrono evidenze empiriche a una tesi ben nota negli studi di settore, ma raramente suffragata da dati puntuali: gli stereotipi di genere influenzano pesantemente sia i criteri di selezione giornalistica dei “femmicidi” sia la loro messa in discorso, modellando la rappresentazione di autori e vittime e attivando tanto nell’uno quanto nell’altro caso processi di stigmatizzazione/ri-vittimizzazione o di legittimazione sociale. Uomini insospettabili e vittime perfette, “soliti sospetti” e donne “che se la sono cercata” costituiscono figure – di fantasia – destinate a riprodurre l’immaginario dominante associato al maschile e al femminile e a rafforzare, per questa via, il potere modellizzante della norma eterosessuale e dell’ordine delle relazioni di genere.

Ascolta la presentazione dell’articolo nella  puntata di Pagina3 del 28.11 l’Italia non è un paese per donne


 

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